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Ti Racconto

📝 Uno spazio dedicato a racconti, poesie e narrazioni autentiche 🌟. Giovani e adulti si incontrano in una comunità creativa dove la parola scritta diventa voce del territorio ✨.
Dai forma alla tua storia e partecipa al racconto collettivo di Villapiana 📚.

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Premessa

Nel 2025 prenderà vita questa nuova pagina "Ti Racconto", uno spazio dedicato a tutti i concittadini che coltivano la passione per la narrativa e la poesia. Questa iniziativa nasce con l'obiettivo di promuovere talenti di ogni età, offrendo un palcoscenico dove poter esprimere liberamente la propria creatività. Che si tratti di racconti brevi, poesie o riflessioni intime, "Ti Racconto" vuole essere una finestra aperta su mondi personali e universali.

L'idea alla base di questa pagina è di creare una comunità viva e dinamica, dove autori con esperienze e prospettive diverse possano incontrarsi, dialogare e ispirarsi reciprocamente. Crediamo che la scrittura sia un mezzo potente per connettere le persone, abbattere barriere e generare empatia. "Ti Racconto" sarà dunque un luogo di condivisione, di crescita personale e collettiva, ma anche un trampolino di lancio per chi desidera farsi conoscere da un pubblico più vasto.

Saranno accettati racconti e poesie non superiori alle due pagine che andranno inviati a: 📩 margra.zia@libero.it

Unisciti a noi in questa avventura letteraria e diventa parte di una comunità che celebra la bellezza delle parole. Che tu sia un autore esperto o alle prime armi, "Ti Racconto" ti aspetta per dare forma e voce alle tue idee. Non vediamo l'ora di leggere e condividere le tue storie e poesie!

News e Articoli

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Peppino e il Minotauro

Lo sai Omero? Non lo sai, non sai niente.

In una leggenda di OmeroOmero è stato il primo poeta che ha scritto leggende – si racconta del Minotauro che viveva in un Labirinto. Ogni anno a questo Minotauro bisognava dare in pasto una ragazza. Ora capitò che un anno venisse scelta Maria Grazia, la fidanzata di Perseo. Perseo s’incazzò moltissimo, prese una mazza e mazziò il Minotauro che se la prese nel culo.

Dopo Perseo sposò Maria Grazia.

Hai capito? Ai tempi antichi per sposarsi non era come adesso, tutto facile. Dovevi patire, travagliare, combattere e poi ti sposavi a Maria Grazia.

Il guerriero per riuscire nell’impresa si è dovuto fare un mazzo così.

Niente si ottiene per niente. Allora noi per ottenere qualcosa dobbiamo prendere la mazza per questi gattopardi-sceriffi-blasoni-minotauri. Ah, ah, ah!

[da Exitu in Israel di Gianni Mazzei]

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Il valore della memoria

Stamattina, mentre mi recavo in ufficio – come al solito in autobus – una persona ignota ha deciso, in maniera unilaterale, che il cellulare che avevo comprato un anno e mezzo fa per 86 euri e che era alloggiato nella tasca del mio giubbotto dovesse passare nel suo possesso.

Ora, per me non è per gli 86 euri, né per i 10 euri che ho dovuto pagare alla TIM per riavere l’utenza, né tantomeno per i pochi euri che ricaverà da questa sua azione, tale ignota persona; per me è intollerabile che ciò che mi è stato sottratto non è un pezzo di plastica (ed il suo relativo valore). Ciò che mi è stato sottratto è il mio tempo e un pezzo della mia memoria, che hanno invece un valore non calcolabile in euri: contatti di persone per lavoro, affetto, vicinanza emotiva; messaggi di auguri, sostegno ecc.

Secondo la tradizione io dovrei lanciare la mia maledizione nei confronti di tale ignota persona in questi termini: “Che possa spendere ciò che ricava dal suo gesto tutto in medicine!” POCA COSA.

Quindi la mia maledizione sarà diversa:

Che per tre anni, una volta al mese, possa avere per 1 ora seri problemi di memoria: per la prima mezz’ora perdere ogni cognizione di sé (“Chi sono, dove sono, dove abito?”) e per la seconda mezz’ora faticare e soffrire per recuperare pezzi di memoria, perdendone sempre qualcosa…

Troppo severo? Beh, tale ignota persona – che spero resti ignota – intanto può godersi la straordinaria compilation di musica ’70–’80 contenuta nella microscheda del mio telefonino.

Antonio Bria


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U Cuzzununuèr

(o meglio) il Vasaio

La scena: Villapiana, 15 giugno del mille e … Fiera di San Vito

Nonna racconta.

Racconta che, seduti sotto ad una pergola che prometteva buoni frutti in omaggio a Bacco (e ai suoi innumerevoli estimatori) un vasaio della vicina Trebisacce, si stava recando alla fiera di Casalunüv’.

Portava con sé la sua mercanzia di terracotta, fragile e delicata. Era notte, pioveva e non si vedeva niente. Procedeva a “senso”. Vedeva la strada nella mente. Era un percorso che faceva spesso.

Questo lo rincuorava in parte ma allo stesso tempo sapeva che un passo falso, una caduta, sarebbe stata fatale sia per la sua persona che per i suoi manufatti. E…

Scivolò!! e cadendo, gran parte dei suoi oggetti frutto di tanto lavoro, ruzzolarono rovinosamente lungo il sentiero pietroso. Un fracasso indescrivibile … Si ruppero. Cocci di terracotta sparsi in modo disordinato portavano con sé imprecazioni personalizzate.

Per ognuno di essi il vasaio aveva lavorato, sudato, e ora che erano ridotti i frantumi, egli dedicò, per ognuno di essi, un Santo a cui votarsi…

Ma ecco … in quel momento un lampo rischiarò a giorno la strada facendo imprecare con ancora più fervore il vasaio.

“… e mmò làmbjm’ ‘n gùl’ ha ditt’ u cuzzurunuèr’ dopp’ che ha cadùt’ e ha rutt’ tutt’ i pignèt’.”

Per dirla in termini senza “francesismi” … Se il lampo fosse arrivato un attimo prima, non sarebbe ruzzolato.

E quìss’ jè (e questo è).

di Federico De Marco


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Mentre dormo mi capita di volare,
di planare come un aliante senza corpo,
solo spirito
e sono libera.

La mattina scruto l'orizzonte
al di là del mare che si avvicina sempre di più,
come il sole che sorge.

La sera tardi mi incanto
ad ammirare le costellazioni e le stelle che le compongono,
ognuna ha il suo perché,
cambiano posizione nella volta celeste,
un quadro sorprendente ogni notte.

Ma ce n'è una che è sempre lì, fissa,
è un punto di riferimento.
La Stella Polare...
quella stella ora sei tu.

“Osservate più spesso le stelle,
quando avrete un peso nell'anima
guardate le stelle o l'azzurro del cielo,
allora la vostra anima troverà la quiete.”

Di Teresa Galletti Bria

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È stata un'altra partita persa stasera...
eppure avevo detto agli amici che avrei appeso le scarpe al chiodo...
colpa dei chili di troppo o dei troppi anni ma io vorrei farcela ancora...

Tornato a casa, mesto, sono sceso nel regno delle fate...
La mia Indy era lì, mi guardava sorniona pronta a ridere di me e del mio stato d'animo...

Sembrava mi chiedesse di smetterla e che grazie a lei potevo bere al calice dell'eterna giovinezza...
"Portami via da questo luogo chiuso e ti prometto che insieme solcheremo le strade del mondo," mi sussurrò all'orecchio con le sue forme sensuali che sembrava fremessero solo ad essere accarezzate...

"Certo che lo faremo," le risposi, "in fondo è quello che vogliamo e non sarà il tempo che passa, a volte inutilmente, che fermerà il fuoco che arde dentro di noi..."
"Ciao Indy," le dissi, "grazie di aver illuminato questa notte e di aver riempito la mia vita..."

Di Alfonso Maiuri

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Spera! Spero!

di Mariolina De Marco

Le giornate dal fiato corto indossano, sontuose, le nuove vesti,

tutte sentimento e luce.

Nel suo ciclo immortale, il letargo abbraccia emozioni

Nel suo ciclo armonico, lo zefiro abbraccia epifanie.

La primavera non è "incidente"

È volontà di fioritura

È fermezza di nascita

È Rinascita prima che Resurrezione

Primavera sposa Pasqua che è "Pesach", passare oltre.

Bolla di resistenza al caos,

restaurazione di sé stesso,

l'uomo vero fa la sua guerra per avere pace,

entra nella sua burrasca per non perdere gioia

affronta la sua tempesta per regalarsi tensione

cavalca l'onda grossa per non negarsi salvataggio.

L'uomo nuovo muore sempre, ma non per sempre.

accoglie, diventa,

forza inarrestabile

che si rinnova in sé stessa,

compie, diventa.

miracolo originale,

che si rinnova in sé stesso.

La vita muta, non perisce, avvicenda lotte...

La lotta muta, non ferisce, avvicenda vite...

La vita vera non finisce nella morte, la morte vera finisce nella vita

Sì! L'ultimo respiro esalato nella sera dolorosa

diventa primo vagito dell'alba felice

Spera! Spero!

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Echi d'estate

di Gerardo D'Orrico

L'aria calda di agosto vibrava mentre attraversavo le strade della mia Calabria, pensando a come la verità potesse nascondersi nel cemento delle case, nelle parole non dette, nei silenzi che pesavano come macigni. La ragione, mi ripetevo, dovrebbe essere la nostra religione, eppure sembravamo tutti smarriti in un digiuno della mente.

Mi fermavo spesso a osservare il passaggio degli aerei nel cielo azzurro, mentre la gente camminava per le strade come sonnambula, avvolta nei profumi tipici dell'estate mediterranea. La pace, quella vera, sembrava sempre un passo più in là, come un miraggio nel caldo torrido del meridione.

Pensavo alla nostra terra, alle sue contraddizioni, a come il bene e il male si intrecciassero nelle storie quotidiane della gente. C'era chi parlava di libertà e chi la soffocava, chi cercava la verità e chi la nascondeva dietro false apparenze. Come in una guerra fredda mai finita, combattevamo ancora le nostre battaglie silenziose, cercando un riscatto che sembrava sempre troppo lontano.

Ma forse, mi dicevo guardando il sole che tingeva di rosa le vecchie facciate, la vera libertà stava proprio in questo: nel riconoscere le nostre differenze, nel rispettare i diversi cammini, nell'accettare che ognuno porta con sé un pezzo di verità. E mentre la sera scendeva sulla città, portando con sé una promessa di frescura settembrile, capivo che il domani sarebbe stato diverso solo se avessimo imparato a guardare oltre le nostre paure, oltre i soldi, oltre il dolore, verso quella pace che tutti, in fondo, stavamo cercando.

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Mimmo e le mucche

di Prof.ssa Maria Cino

A Villapiana gli anziani raccontavano che la notte di Natale le bestie parlavano.

Nessuno, però, di quelli che le avevano sentite parlare ha mai raccontato qualcosa. Si dice anche, infatti, che chi dovesse ascoltarle morirebbe subito.

Si diceva che molti avevano voluto sfidare la sorte ed accertarsi che le bestie parlassero veramente. Tutti i curiosi, però, erano stati sepolti proprio il giorno di Natale.

Tra i tanti "coraggiosi" si narra di un certo Mimmo. Costui era un contadino molto curioso che voleva sempre verificare quanto si diceva.

Una notte di Natale, allo scoccare del dodicesimo rintocco dell’orologio, entrò nella stalla. Era ancora sulla soglia quando si sentì pervadere da un improvviso brivido di freddo che gli correva per tutte le ossa. Forse era un segno che lo avvertiva a non insistere. Mimmo, però, non si lasciò impressionare. Era troppo testardo. Andò a nascondersi dietro una balla di fieno e aspettò.

Il tempo passava ma le bestie restavano mute. Aveva perduto tutte le speranze quando, ad un tratto, sentì una mucca che diceva alle altre:

Comari, mangiamo, domani, nonostante sarà Natale, ci aspetta una giornata faticosa. Dovremo accompagnare il padrone.

E' Vero!

Dissero le altre mucche.

Mangiamo.

E continuarono a mangiare. Mimmo, nel sentire le mucche parlare fu preso da un "colpo". Corse fuori dalla stalla come un pazzo. Correva e gridava. Ad un tratto stramazzò a terra e vi rimase stecchito. Non potè raccontare cosa aveva sentito. Il giorno dopo le mucche dovettero trainare il carro funebre che portava il padrone al cimitero.

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Per grazia ricevuta

di Grazia Albanese

Con la vita dentro le cose
ed un nome
che sa già non dover chiedere nulla

gli occhi a contorno di un carboncino
e le unghie trascurate
per il troppo lavoro

la lingua aderente alle labbra
per seguire un sorriso
e vivere un altro po’.

Immaginami così
nel tuo tempo che avanza
e rimango.

Con un pugno di sabbia in mano
cercando un alito di vento
che scuota la sorte.

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